Chi Siamo
Chi siamo potete leggerlo nella sezione Amigus, in questa pagina, Vasco Cogotti, ci invita ad alcune riflessioni su come abbiamo fatto a sopravvivere negli anni 70.
Da bambini, andavamo in auto ( chi la possedeva) senza cinture di sicurezza, nè airbags. Viaggiavamo seduti dietro, era un vero divertimento… fare il ghigno dal finestrino.
Le nostre culle erano pitturate con dei colori brillanti a base di piombo. Non esistevano i tappi di sicurezza sulle bottiglie di medicinali, e nelle bottiglie ci finiva di tutto, il signore della “Varecchina acqua e saponeeeeeeee” utilizzava quelle vuote della gassosa per vendere la varecchina, io lo so per certo. L'ho bevuta...porca t- - -a e rigettata subito dopo. Un giorno a color'e candela e poi di nuovo per strada “arroghendi buttinusu”.
In bicicletta, non avevamo il casco, le protezioni per i gomiti o per le ginocchia. Per strada bevevamo l’ acqua, buona, dal rubinetto dalle fontanelle, oggi non se ne vedono più. Non acquistavamo le bottiglie di acqua minerale,
roba da ricchi, e noi eravamo sgurdi.
Quelli che avevano la fortuna di avere un amico con una bici, approfittavano "po sezzi appalasa" , nelle discese ti ricordavi che la bici non aveva freni, arrori mannu...Dopo qualche botta si imparava a risolvere il problema… Frenasta con is buttinusu!
Andavamo a scuola da soli e sempre da soli rientravamo a casa, assaggiavamo tutti i frutti che si trovavano per strada...Sgranciti dal verduraio.
Di tanto in tanto qualcuno imburchinava e si scrosciava le ginocchia, perdeva qualche dente, Colpa de unu buccicconi a facci, ma non ci sono mai state denunce per questi incidenti, nessuno era colpevole. A parte noi stessi.
Mangiavamo di tutto: biscotti, pane, cioccolata, gelati, bibite zuccherate, ma non avevamo problemi di peso, visto che passavamo la giornata a correre o a giocare.
Si divideva una “gazzosa” rigorosamente da un litro, prezzo L. 100, in quattro, ma anche in otto, la coca cola era un lusso. Bevevamo tutti dalla stessa bottiglia e nessuno è morto per questo.
La paghetta settimanale era 100 lire, le sale cinematografiche erano “ Il pidocchietto a San Giacomo, I Salesiani o la sala di piazza Giovanni XXIII, il biglietto costava L. 50 e con le altre 50 si pagava il biglietto dell'autobus per il rientro, si...Ci andavamo a piedi.
Facevamo il bagno al porto, dalla Marina ci andavamo direttamente in costume, pronti a tuffare
La sera in tv c'era solo Carosello e dopo a nanna. Gli spot più gettonati erano Gringo e la carne Montana e Carmencita e il caffè Lavazza. Non avevamo telefoni cellulari, Play Stations, MP3, Nintendo, XBoxs, Videogiochi, 990 canali tv, masterizzatori, suoni “surround”, portatili, PC , Internet. Avevamo però AMICI VERI
Là fuori, in questo mondo crudele, sapevamo difenderci dai " trucchisti"
Giocavamo a biglie, dietro piazzetta Sant' Eulalia, il più bravo era "vedodoppio", mirava sempre alla biglia sdoppiata e prendeva quella vera, giocavamo a nascondino 50 e 51 non conto più per nessuno, se non vedevi quello meno sveglio che contava sempre, allora il meno sveglio eri tu. Facile.
Se formavamo le squadre per una partita a pallone e nessuno ti sceglieva, non era un dramma, semplicemente non fiasta bonu a giogai, il messaggio era chiaro,senza mezzi termini, cambia sport :)
Alcuni non eccellevano negli studi e dovevano semplicemente ripetere l ’anno, se erano bocciati. Scroccorigausu. Non ricordo drammi per questo e nessuno è mai andato dallo psicologo. Si ripeteva l’anno, e se lo ripetevi più volte eri “ unu Burriccu mannu” tutto qui. La peggiore delle ipotesi era che a 18 anni avevi già un mestiere per le mani. O studiasa o traballasa, non c'erano alternative.
Avevamo la libertà dei successi e degli insuccessi. E abbiamo imparato a gestirli.








